Jervis Guglielmo

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Biografie:
Guglielmo Jervis
In der Nacht des 1. September 1943 versammelte sich eine kleine Gruppe von Menschen in einem Haus in Ivrea und legte den Grundstein für jene Reihe von geheimen Aktivitäten, die später zu einer regionalen Bewegung von weitaus größerem Ausmaß führten, Unter diesen Personen befand sich Guglielmo Jervis, lebenslanges Mitglied der Sektion Ivrea, der sich mit der kühlen Entschlossenheit seines Charakters sofort an die Arbeit machte und sich der Hilfe für englische Gefangene widmete, von denen er viele über die Alpenpässe in die Schweiz begleitete und zu den ersten Versuchen der Organisation der Partisanenverbände im Aostatal Aosta. Später, als er von den faschistischen Behörden gesucht wurde, verlegte er seine Tätigkeit in das ihm vertraute Gebiet des Pellice und widmete sich, nachdem er alle anderen Aktivitäten aufgegeben hatte, ausschließlich dem Kampf. In dieser ersten Zeit der Versuche und Unsicherheiten stellten Jervis’ Charakter und seine moralische Integrität für alle, mit denen er in Kontakt kam, einen festen und soliden Anker dar, auf den man sich stützen konnte, eine wertvolle und unersetzliche Hilfe unter allen Umständen. So nahm er Kontakt zu den Gesandten in den Kirchen auf und reiste in die Schweiz, um die ersten Schritte im Gebiet des Pellice und des Chisone zu setzen. Bei der Durchführung der gewagtesten Aktionen wollte er stets ein Vorbild sein und ließ es nicht zu, dass er gefährliche und schwierige Aufgaben an andere übertrug, ohne zuvor bewiesen zu haben, dass er sie selbst bewältigt hatte. Dies führte dazu, dass er Anfang Februar 1944 verhaftet und gefunden wurde Hier begann jene tragische Odyssee, die – im Wechsel von Hoffnung und Verzweiflung – ihn am 1. August 1944 in Villar Pollice durch die Hand der Angehörigen der deutschen SS in den Tod führte.
Die körperlichen und seelischen Qualen, denen er ausgesetzt war, ließen die Standhaftigkeit seines Charakters in vollem Glanz erstrahlen. Noch in letzter Minute, als er seinen letzten Willen niederschrieb, ermahnte er seine Angehörigen und Freunde, ihn nicht als „Armen“ zu bezeichnen, denn er starb für seinen Glauben.
Als akademischer Bergsteiger verfügte er über die vollständigen Fähigkeiten eines Bergsteigers: sorgfältige Vorbereitung der Tour, Liebe zum Detail, äußerste Vorsicht und gewissenhafte Befolgung aller Sicherheitsmaßnahmen, Kühnheit und Entschlossenheit, vor allem aber in jeder Situation ein Vorbild an Ruhe, Standhaftigkeit und Entschlossenheit.
Als Junge hatte er die Apenninen und die Alpen durchwandert und akribisch alle Routen im Gebiet des Monviso erkundet, das in den Waldensertälern liegt, aus denen seine Familie stammte. Dann widmete er sich viele Jahre lang dem Aostatal: die Gebirgsgruppen des Mont Blanc, des Gran Paradiso, des Monte Rosa und des Matterhorns – man kann sagen, dass es im Sommer wie im Winter nur sehr selten Sonntage gab, an denen man ihn nicht mit irgendeinem Verkehrsmittel aufbrechen sah, sei es mit einem Benzin-, Kohle- oder Holzauto, einem Lkw oder dem Fahrrad! Als hervorragender und unermüdlicher Skifahrer erinnern wir uns an seinen unnachahmlichen Stil, der ihn schon von weitem unter Tausenden erkennbar machte.
Während seiner Zeit in Mailand hatte er sich dem Eishockey gewidmet gewidmet und an verschiedenen Spielen
internationaler Bedeutung teilgenommen, als Mitglied der italienischen Universitätsnationalmannschaft.
Der Verfasser, der Ihr beständigster Seilpartner war – zunächst im Jahr 1923 und dann ab 1936 bis zum Schluss –, kann nicht umhin, sich an die stille Seelenverwandtschaft in jenen unvergesslichen und außergewöhnlichen Stunden des Aufstiegs zu erinnern, an die wir als Bergsteiger in den traurigsten Momenten unseres Lebens heraufbeschwören, um die Sonne und den Rausch jener Stunden und jener Gipfel wieder in unsere Seele zu bringen, und es scheint uns dann, als dringe die belebende Luft der Gipfel noch unsere Lungen dringt, wir spüren wieder das Gefühl des Granits auf der Haut unserer Finger, die Trockenheit in der Kehle, die Spannung des Seils, das Gewicht des Rucksacks; so werden in jenen langen Monaten qualvollen Wartens in den Gefängnissen diese Erinnerungen seine Seele erfüllt und ihm vielleicht Linderung von den Qualen gebracht haben, In einem kleinen Notizbuch, in das Jervis schon als Junge seine Besteigungen in knappen Notizen festhielt, finden wir einige der wichtigsten Besteigungen, die er vollbracht hat: den Gran Combin, den Dente Cent. dei Bouquetins, die Dent d’Hereus, die Überquerung der Liskamm, den Zumstein, die Dufour, die Nordwand vom über den üblichen Weg und von der Nordwestseite, die Gnifetti vom Signal aus, die „Unta Grober“, die Aiguille Croux, die Inno über den Südgrat, der Dente del Gigante, die Grivola von Norden, der Monviso von Norden, der Mont Blanc auf Skiern vom Bionassay-Grat, die Aiguille de la Tsa, die Dent Bianche, das Matterhorn, der Turm des Gran San Pietro von Norden und vom Money-Grat, die Roccia Viva, die Überquerung der Becca di Gay, die Becchi della Tribolazione, die Punta dell’Ilerbetet vom Südgrat, die Becca di Monclair über den Südgrat, die Überquerung vom Piccolo zum Gran Paradiso, die Überquerung des Torre di Creton und der Punta Budden in den Grandes Murailles, die Aiguille de Triolet, die Aiguille de Leschaux und der Monte Gruetta usw. sowie zahlreiche weitere Besteigungen in den Grigne, die viele Jahre lang das Terrain seines alpinistischen Trainings bildeten.
Ing. Gino Martinoli
Quelle: Rivista Mensile 1945 Juli/August, Heft 9-10, Seite 42-43

GUGLIELMO JERVIS
La notte dell'il Settembre 1943 un piccolo gruppo di persone si riuniva in una casa di Ivrea e gettava le basi dl quel complesso di attività clan destine che sfociarono poi in un movimento regionale di ben più vasta mole, Fra queste persone si notava Guglielmo Jervis, socio Vitalizio della Sezione di Ivrea, che con lo slancio freddo della Sua indole, si metteva immediatamente all'opera, dedicandosi all'aiuto dei prigionieri inglesi, parecchi dei quali accompagnava in Svizzera attraverso i valichi alpini e contribuiva ai primi tentativi di organizzazione delle formazioni partigiane della Valle d'Aosta. Successivamente, ricercato dalle autorità fasciste, portava la Sua attività nella zona del Pellice a Lui familiare e, abbandonando ogni altra at tività, si dedicava esclusivamente all'azione.
In quel primo periodo di tentativi e di incertezze, il carattere e la dirittura morale di Jervis rappre sentavano per tutti quelli con cui veniva a contatto, un punto fermo e solido su cui poggiare, un aiuto prezioso ed insostituibile in ogni circostanza. Egli si metteva cosi in contatto cogli inviati in glesi e si recava in Svizzera per concretare i primi lanci nella zona del Pellice e del Chisone. Nel com pimento delle azioni più audaci egli voleva sempre essere di esempio e non ammetteva di devolvere ad altri, incarichi pericolosi e difficili, senza aver dato la dimostrazione di averlo fatto Lui stesso. Fu cosa che nei primi del Febbraio 1944, arrestato e trovato in possesso di materiale di sabotaggio, venne trasportato alle carceri nuove di Torino nel « braccio tedesco ».
Qui ebbe inizio quella tragica odissea che, (lupe alternative di speranze, lo portò alla morte il ti Agosto 1944 a Villar Pollice, per mano degli agnzzini delle S.S. tedesche. Le torture materiali e morali a cui -venne sotto posto. hanno fatto rifulgere in pieno la fermezza del suo carattere. Ancora all'ultimo. scrivendo le sue ultime volontà, ammoniva i suoi cari, i suoi amici, di non chiamarlo « povero », perchè moriva per la sua fede. Alpinista accademico, aveva dell'alpinista le doti complete: studio accurato preventivo dell'aseepsione, cura dei particolari. prudenza estrema ed applicazione scrupolosa di tutte le misure di sieu »rezza, audacia e decisione, sovrattutto in ogni circo stanza esempio di calma, di fermezza e di risoluzione.
Da ragazzo aveva percorso gli Appennini e le Aptmne, e minuziosamente tutte le vie della zona del Monviso, interno alle Valli Valdesi, di cui era originaria la sua famiglia. Poi, per lunghi anni si era dedicato alla Valle d'Aosta : gruppi del Bianco, del Gran Paradiso, del Rosa e del Cervino, si può dire, che, d'estate e d'inverno, erano ben rare le domeniche in cui non lo si vedeva partire con un qualsiasi mezzo, automobile a nafta, a carbone, a legna, camion, bicicletta! Ottimo ed infaticabile sciatore ricordiamo di Lui lo stile inimitabile che (la lontano ce lo faceva riconoscere fra mille.
Durante il periodo milanese si era dedicato al l'Hockey ed aveva partecipato a varie partite di carattere internazionale facendo parte della squadra nazionale Italiana Universitaria.
Chi scrive è stato il Suo compagno più costante di cordata, da prima nel 1923 e poi dal 1936 sino all'ultimo, non può fare a meno di ricordare la comunione silenziosa di spiriti in quelle ore indimenticabili e straordinarie di ascensione che noi alpinisti rievochiamo nei momenti più tristi della nostra vita, per riportare nel nostro animo il sole e l'ebbrezza di quelle ore e di quelle vette, e ci sembra allora che l'aria vivificante delle cime, penetri ancora nei nostri polmoni, risentiamo la sensazione del granito sulla pelle delle dita, l'arsura della gola, la tensione della corda, il peso del sacco, Cosj in quei lunghi mesi di atroce attesa nelle carceri questi ricordi avranno affollato il suo animo e gli avranno forse portato un sollievo alle torture, In un piccolo notes in cui Jervis sin da ragazzo
usava annotare scheletricamente le sue salite rileviamo alcune tra le principali ascensioni da Lui compiute : il Gran Combin, il Dente Cent. dei Bouquetins, la Dent d'Hereus, la traversata dei Liskamm, la .Zumstein, la Dufour, la Nordend dalla via solita e dalla parte N.O., la Gnifetti dal Signal. la l'unta Grober. l'Aguille Croux, l'Innominata per la cresta Sud, il Dente del Gigante, la Grivola dalla N'ord. il Monviso dalla Nord, Il M. Bianco in sci dalla cresta di Bionassay, l'Aiguille della Tsa, le Dent Bianche, il Cervino, la Torre del Gran San Pietro dalla Nord e dalla cresta del Money. la Roccia Viva, la traversata della Becca di Gay, i Becchi della Tribolazione, la Punta dell'Ilerbetet dalla cresta Sud, la Becca di MonMali' per cresta Sud, la traversata dal Piccolo al Gran Paradiso, la traversata della Torre di Creton e della Punta Budden nelle Grandes Murailles, l'Aiguille de Triolet, l'Aiguille de Leschaux e il Monte Gruetta, ecc. e moltissime altre ascensioni nelle Grigne che costituirono, per molti anni il campo del Suo allenamento alpinistico.
Ing. Gino Martinoli
Quelle: Rivista Mensile 1945 Juli/August, Heft 9-10, Seite 42-43

Gestorben am:
01.08.1944